A più di un secolo dagli omicidi di Whitechapel, il nome di Jack lo Squartatore continua a esercitare un fascino oscuro, sospeso tra storia, mito e investigazione criminale. Negli ultimi anni, un nome già noto agli studiosi è tornato prepotentemente alla ribalta: Aaron Kosminski, barbiere polacco di origine ebraica, residente nell’East End londinese alla fine dell’Ottocento.
Secondo alcuni studi recenti, sarebbe stato identificato come Jack lo Squartatore tramite analisi del DNA. Ma cosa significa davvero questa affermazione dal punto di vista scientifico e criminologico?

Chi era Aaron Kosminski?

Aaron Kosminski nacque nel 1865 nell’attuale Polonia e si trasferì a Londra negli anni dell’ondata migratoria ebraica. Viveva nel cuore di Whitechapel, l’area teatro dei delitti del 1888. Già all’epoca, Kosminski era attenzionato dalla polizia: documenti successivi indicano che soffriva di gravi disturbi psichiatrici, probabilmente di tipo psicotico, con deliri persecutori e comportamenti disorganizzati.
Nel 1891 fu internato in un manicomio, dove rimase fino alla morte nel 1919.

Dal punto di vista criminologico, Kosminski rientra in diversi indicatori di sospetto: prossimità geografica, conoscenza dell’area, marginalità sociale, deterioramento mentale progressivo. Tuttavia, questi elementi da soli non costituiscono una prova.

La questione del DNA

La riapertura del caso si basa su un reperto molto discusso: uno scialle presumibilmente appartenuto a Catherine Eddowes, una delle vittime canoniche. Su questo oggetto sarebbero state individuate tracce biologiche riconducibili sia alla vittima sia a un individuo maschile, il cui DNA mitocondriale sarebbe compatibile con quello di discendenti viventi di Kosminski.

È fondamentale chiarire alcuni punti chiave:

  • DNA mitocondriale ≠ identificazione univoca
    Questo tipo di DNA non è esclusivo di un singolo individuo, ma condiviso da intere linee materne. Può escludere, raramente includere, ma non identifica con certezza.
  • Catena di custodia problematica
    Lo scialle non è mai stato repertato ufficialmente dalla polizia vittoriana. È passato di mano in mano per decenni, con un altissimo rischio di contaminazione.
  • Assenza di pubblicazione scientifica robusta
    Le conclusioni non sono state sottoposte a un processo di peer review rigoroso comparabile agli standard forensi moderni.

Cosa direbbe oggi la criminologia?

Dal punto di vista di una criminologa, il caso Kosminski rappresenta un forte sospetto storico, probabilmente uno dei più solidi tra quelli emersi nel tempo. Tuttavia, parlare di “identificazione definitiva” è metodologicamente scorretto.

Il rischio, quando si applicano tecnologie moderne a casi storici, è quello dell’anachronistic bias: proiettare le certezze della scienza attuale su dati fragili, incompleti e non controllabili.

Jack lo Squartatore: un colpevole o un simbolo?

Forse la domanda più onesta non è “abbiamo trovato Jack lo Squartatore?”, ma:
possiamo davvero chiudere un caso costruito su archivi lacunosi, indagini ottocentesche e reperti non forensi?

Kosminski rimane una figura tragica: uomo malato, emarginato, vissuto in un contesto di povertà estrema e violenza strutturale. Attribuirgli con certezza una serie di omicidi senza possibilità di difesa postuma impone una responsabilità etica oltre che scientifica.

Il DNA può suggerire, orientare, stimolare nuove riflessioni. Ma nel caso di Jack lo Squartatore, non può ancora condannare.
Come spesso accade nella criminologia storica, la verità resta una zona grigia: affascinante, inquietante, e forse destinata a rimanere tale.

Dottoressa linda Corsaletti

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