La storia che sto per raccontarvi sembra uscita da un Horror, ma purtroppo sono fatti realmente accaduti, pertanto se siete capitati casualmente nel mio blog e non siete abituati a leggere queste storie, vi chiedo di fermarvi subito.

Stimato linguista e filologo Anatoly Moskvin nasce nel 1966 a Nižnij Novgorod in Russia.

Descritto come un uomo molto eccentrico,, quest’uomo dalla mente brillante è molto stimato dai colleghi, infatti non solo parla correttamente ben 13 lingue, ma è anche docente di folklore e cultura celtica all’Università di Nižnij Novgorod, e tra il 2006 e il 2010 ha lavorato come corrispondente freelance per il giornale Nižnij Novgorod Worker è inoltre proprietario di una biblioteca personale.

Essendo anche uno storico esperto di cimiteri nel 2005 gli venne commissionato il lavoro di censire le lapidi di circa 750 luoghi di sepoltura che porterà a termine così diligentemente da essere ancora oggi considerato un patrimonio culturale di enorme valore e riportato in numerosi articoli.

Un lavoro durissimo che lo costringeva a percorrere a piedi lunghe distanze e dormire all’aperto al freddo, il suo unico riparo erano delle tombe vuote.

Quella per i cimiteri è per Moskvin una passione che nasce nell’infanzia quando i suoi genitori lo portavano a fare lunghe passeggiate proprio all’interno del cimitero cittadino.

Durante il lavoro che gli viene assegnato profana circa 150 tombe di bambine.

A 45 anni viveva ancora con i genitori i quali si assentavano spesso per lunghi periodi , lasciandolo da solo.

Nell’estate del 2011 mentre i suoi genitori erano di ritorno dalle vacanze, nell’appartamento furono trovati 28 cadaveri mummificati di bambine di età compresa tra i 3 e i 12 anni, vestite da bambole russe o rese somiglianti a orsacchiotti con inserito all’interno della gabbia toracica un carillon.

I volti delle bambine venivano prima avvolti in panno beige per camuffare gli effetti della decomposizione e poi lavorati e dipinti con la cera.

Anatoly Moskvin prima dell’arresto e una delle sue bambole rinvenute in casa.

Le truccava per dargli un colorito umano, le pettinava e le sistemava in casa .

Gli leggeva favole e immaginava di cantare in coro con loro filastrocche.

Quando le dissotterrava di loro conservava la fotografia per renderle più somiglianti possibile a quando erano in vita e conservava le targhette con le date di nascita per festeggiare loro il compleanno.

Tra queste bambole umane c’era anche il corpo di Olga Chardymova.

Fu grazie alla sua profanazione che venne scoperto.

Nei giorni precedenti il custode del cimitero aveva infatti notato movimenti strani nelle vicinanze della tomba della bambina e trovato diverse lettere anonime in cui venivano rivolti ad Olga complimenti e attenzioni come se fosse ancora viva., ma anche consigli ai genitori su come avrebbero dovuto tenere la tomba della figlia per evitare che fosse dissotterrata, lettere che Anatoly depositava personalmente e questo ne favorì l’identificazione .

Una volta scoperto l’orrore in quella che fu denominata “la casa delle bambole” ad Anatoly venne diagnosticata una forma acuta di schizofrenia paranoide e successivamente si aprirono per lui le porte dell’ospedale psichiatrico.

Durante il processo si mostrò sempre tranquillo tranne quando si parlava delle “sue bambole”, dalle quali era ossessionato al punto che arrivò ad accusare i genitori di averle lasciate da sole al freddo mentre lui le aveva curate e provato a riportarle in vita.

Possiamo definirlo un necromane e non un necrofilo e la sua ossessione può essere fatta risalire a quando da adolescente baciò sulla fronte una ragazzina deceduta, ossessione peggiorata quando gli è stata rifiutata una domanda di adozione.

Anatoly Moskvin oggi e alcune delle sue bambole

E’ tutt’ora rinchiuso.

Linda Corsaletti

Foto fonte web